Abilità Sociali

Le evidenze scientifiche nel campo della prevenzione delle dipendenze propongono linee guida utili per garantire la strutturazione di interventi efficaci.

In ambito scolastico i programmi che mirano a fornire unicamente informazioni sulle conseguenze negative dell’uso di droghe sono reputati una strategia poco efficace. Infatti, dare unicamente informazioni incrementa la conoscenza degli effetti negativi, ma non apporta significativi cambiamenti negli atteggiamenti e nei comportamenti legati al consumo delle sostanze.

Gli interventi volti a modificare le errate opinioni relativamente all’uso di droghe risultano più efficaci se associati ad approcci educativi, quali ad esempio l’incremento delle abilità sociali (Shope, Kloska, Dielman, Maharg, 1994).

Il modello delle Social Skills è tra i più utilizzati e il suo fondamento è rappresentato dalla teoria dell’apprendimento sociale sviluppata da Bandura (1977-2000) secondo il quale l’apprendimento è attivo e avviene attraverso la trasformazione e la strutturazione dell’esperienza.

Le indicazioni dell’OMS riguardanti gli interventi basati sullo sviluppo delle Social Skills hanno come obiettivo il miglioramento del benessere e della salute psico-sociale dei bambini e degli adolescenti attraverso l’apprendimento di abilità utili per la gestione dell’emotività delle relazioni sociali.  Le Social Skills fanno parte della più ampia categoria delle Life Skills (spesso sono usate come sinonimi) ossia di tutte quelle abilità e competenze che è necessario apprendere per mettersi in relazione con gli altri e per affrontare i problemi, le pressioni e gli stress della vita quotidiana.  La mancanza di tali skills socio-emotive può causare, in particolare nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e a rischio in risposta agli stress.

Per insegnare ai giovani le Life Skills è necessario introdurre specifici programmi nelle scuole o in altri luoghi deputati all’apprendimento (Bollettino OMS “Skills for Life” n. 1, 1992).

Le skills fondamentali sono le seguenti:

  • decision making (capacità di prendere decisioni);
  • problem solving (capacità di risolvere i problemi);
  • creatività;
  • senso critico;
  • comunicazione efficace;
  • skills per le relazioni interpersonali (capacità di interagire e relazionarsi con gli altri in modo positivo);
  • autocoscienza (conoscenza di sé, del proprio carattere, dei propri punti di forza e di debolezza, dei propri desideri e bisogni);
  • empatia;
  • gestione delle emozioni;
  • gestione dello stress.

I programmi devono coinvolgere non solo gli studenti ma anche i genitori nonché il personale docente e non (Paglia, Room, 1998).

A tale riguardo diventa fondamentale investire su azioni preventive che vedano gli insegnanti come principali attori e protagonisti.

Tale scelta risponde ai principi del lavoro sociale secondo cui bisogna andare verso una comunità competente ed una autonomia dei soggetti perseguita attraverso l’incremento di competenze, conoscenze e abilità.

Inoltre si vuole sostenere all’interno della scuola la riflessione sul ruolo educativo e formativo dei docenti nella costruzione di relazioni significative con i ragazzi.

È quindi fondamentale rifiutare una delega educativa affidata ad esperti esterni,  restituendo alla scuola il ruolo e i compiti pedagogici che le appartengono nell’ottica dell’integrazione e della collaborazione, attuando gli interventi preventivi coinvolgendo in tutte le fasi progettuali insegnanti formati e supervisionati da professionisti della prevenzione.

Per il consolidamento e la stabilizzazione delle abilità acquisite è importante prevedere sessioni di rinforzo a breve e lungo termine (Botvin et al., 1994, 1995).

 

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